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Riflessioni 22 agosto 2010 · lettura 2 min · 1807 letture

Cosa ricordi di me

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Fausto 20 poesie pubblicate
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Cosa ricordi di me da piccolo, da tempo te lo volevo domandare, tanto sai che i ricordi fanno sangue. Io, malgrado tutto, la testa irosa della tua mano nella mia, lungo le procellarie stinte che si comprano le onde come la donna l'uomo facoltoso. Malgrado tutto mi gioco la piena dei sbuffi di un mare pomposo e tu mi citi come al giudizio nervoso delle coste che s'allungano sino a Santa Maria. Ma ciò che mi sovviene è nell'entroterra. Rivolto alle stanze più intime ti precedo come un ombra lunga in una strada che porta stanca i suoi incroci. Ho composto le mie parole su di uno strale di terreno grave che è poi attecchito in viti e grano, quei tralci che ora m'affettano al di sopra dell'inguine ma soffi sulla testa d'ognuno come un uragano su di una manciata di paglia. Il nostro passo intercede ora in un brullo smottamento comparabile ad una cascata di biglie. Sei sicuro di recarne pace in questa lingua scoscesa per la sete! La tua stretta ricorda l'esilio, è la tua che s'è slacciata come lo sguardo di una bandiera al vento per ricostruirsi vedova. Se non è un abbraccio è una consorte quella spanna che approda su di un largo cappello di spalla. Lui... ricordai quel volto sospeso tra la luna piena e un rigonfio tumorale. Smazzettava spesso col mio babbo... piccoli pregi, madonne lanciate in aria, largo scarto su di una caduta dichiarata. Il Santo imbottigliato, un muso paccottigliato nell'alcool e al fine il di mio che accondiscende la grazia... notte fatta! Per i miei dieci anni babbo mi regalò un cucciolo. L'amico, gonfio di pecore, non spesso di indiscriminate nascite, m'appostò davanti ad uno sconforto di gatta appena sgravata. Delle tre carte calate come uno scudiscio io scelsi la più ritrosa, ma chi può mai dirlo... delle altre due il connivente del mio vecchio ne fece un zuppo secco nell'acqua.
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