Tramonti
Mettiamo che il male sia pure non
sostanziale, e che da bravi oppressi
vi si pongano limiti, ma con
garbo (tra gli ammessi a testimoniare
chiamo in causa la divina provvidenza) -
le contraddizioni della coscienza
chi le sente poi? E il richiamo
all'ordine – quello che noi,
masturbati dal ciarpame meta-
fisico – abbiamo eiaculato precocemente,
benché a dieta di furore orfico?
No che non sto relativizzando
l'oggettività – è che mi schifa la metanoia
transustanziale e apocrifa che definiamo gioia.
Per amor (non mio) di chiarezza,
(io amo) sarò specifico (la frivolezza)
nell'inoltrare (leggera) la mia voce
che ancor non trova foce e continua-
mente scorre: quantunque non ne sia del tutto immune,
io non ho un mezzo gaudio da donare
al mal comune della fotosintesi clorofilliana cattolica;
cerco insomma di non ossidarmi,
e smaltire altrove l'escrezione dei catabolismi.
Di questo ho cavillato con filosofi,
ragionato con chimici, disquisito con letterati,
ho persino assoldato una schiera d'ingegneri armati
per calcolarne la portata, l'impatto sull'esistenza
(gli psicologi m'han subito consigliato gli psichiatri) –
nessuno di loro ha escogitato una soluzione.
Alla fine (più che altro per disperazione,
ho esposto la quaestio a un vecchio barbone
ubriaco, sdentato e assai poco profumato;
"Lascia stare Platone e tutti i filosofi scorreggioni!",
mi ha detto dopo avermi ascoltato (ma ascoltato davvero)
"La verità è che a te i tramonti t'han rotto i coglioni."
©
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