Il velo dell'angoscia
Malandrino fu lo scriba
che ti fece riposar dell'amor mio.
E malaccorto il tuo malgrado,
ponesti Amor come tua prima melodia
in grembo d'altri civettar. E fu affezione,
per me che t'amai tanto, brigar della tua
scelta e scivolar, io quasi moribondo,
in un torpor d'ignoto istupidito.
E fu malestro di gesti e di parole
il nostro amor ridotto a poco più.
Il solitario t'amo, confuso dai sospiri,
ora mi gravita perenne in malavita.
Il tuo scomposto ti fece sragionar,
incompatibile e mutevole, agisti
introducendo un nuovo amor sotto
le spoglie ancora accese dei nostri di
infiammati di coraggioso amor.
Or tutto è broda incandescente.
Hai mutilato, introducendo tossica
irruzione nel cuor di chi ti amò
fiero inviolato.
Imploro e supplico, impietosito invano,
il raddolcir del senno e l'interior.
Ma il volto è crudo è pietra.
Il vento accosta intrufolandosi alienabile
al mio dolor del velo che,
folle trema d'ottenebrata e fiotta angoscia.
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