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Sociale 26 gennaio 2011 · lettura 3 min · 2497 letture

Bambina dal cappotto rosso

Vincenzo Rocciolo 44 poesie pubblicate
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Cos'hai visto, bambina dal cappotto rosso? Cos'hai sentito, bambina dal cappotto rosso? Cosa ti hanno fatto, bambina dal cappotto rosso? Hai visto uomini non più uomini, donne non più donne, corpi scarnificati, piagati, piegati, violati, occhi spenti su facce senza più dolore, occhi opachi stanchi di veder terrore, ossa, ossa, ossa sepolte nelle fosse o che camminano trascinando corpi senza più vigore. E il fumo, l'odore acre della morte, liberazione per chi soffre e più non spera, per chi non ha più un nome, un affetto, una dimora, se non un misero buco anticipazione della morte. Dove sono le feste? Dove sono le risate allegre? Dov'è il mangiare sull'erba fresca in primavera? Dov'è il suono dolce di un'armonica? Dove sono il papà, la mamma, il tuo fratellino grande? Solo il suono cupo delle sirene risponde ai tuoi pensieri, solo le grida di uomini torturati, di donne violentate, solo il pianto di bambini abbandonati nel buio della notte. È rosso il tuo cappotto, rosso come il sangue sparso per le strade, rosso come il viso di uomini ubriachi che sparano ad altri uomini come fossero bersagli di un gioco senza regole, uomini inermi, nudi, senza dignità, senza un nome, senza più un volto. Eccolo, è arrivato l'uomo nero, ha guardato sotto il letto, ti ha vista, ti ha presa, grida, bestemmia, ti fa male. Mordi, graffia, scappa, corri lontano, oltre il filo spinato, oltre la cattiveria, oltre la follia, oltre il cielo grigio all'orizzonte. Lui si arrabbia, grida, ti spara, cadi a terra, una macchia rossa sul tuo cappotto rosso, la macchia si allarga, si allarga, è più grande di te quella macchia, più grande della tua voglia di vivere; quella macchia ti strappa via la vita portandoti oltre l'orizzonte grigio là dove esistono solo cieli azzurri e verdi prati in primavera. Il tuo corpo adesso è lì, insieme a quello di tanti altri, ammassati, scomposti, disarticolati, smembrati, dilaniati, ma non c'è più il tuo cappotto rosso, dove sarà finito il tuo cappotto rosso? Io l'ho visto ancora il tuo cappotto rosso, sulle spalle di altre bambine in tante altre guerre, in tante altre lucide follie dell'umanità, e fino a quando ci sarà un cappotto rosso macchiato dal sangue di un innocente l'uomo non sarà guarito dalla sua spietata, crudele, ignobile follia.
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Mi ha sempre colpito in Schindler's List l'unica figura a colori dell'intero film: la bambina col cappotto rosso. Nel "giorno della memoria", a 66 anni di distanza dall'ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz, quando divenne chiaro agli occhi di tutto il mondo quali atrocità avesse commesso il regime nazista, dedico a questa bambina immaginaria, simbolo di tutti i bambini morti nei campi di concentramento nazisti, questa mia poesia.

L'autore
Vincenzo Rocciolo

Mi sembra sia passato tanto tempo da quel lontano 5 aprile del 1955, tanto tempo eppure a volte mi sembrano così vicini ricordi, immagini, sensazioni. Sono nato in un caldo paesino del nostro sud, Matinella, in provincia di Salerno, vicino al mare, nei pressi di Paestum e del Cilento. Ero un bambino intelligente, rifl

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Commenti (1)

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Paola Paolina Segatto26 gennaio 2011

A mio parere, "il cappotto rosso" è ripetuto troppe volte e scema il valore dello scritto.