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Riflessioni 31 maggio 2011 · lettura 2 min · 1411 letture

Neogreci

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Massimiliano Manocchia 45 poesie pubblicate
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Per quanto indubbio che verso noi stessi si sia commesso un tragico errore di valutazione che rasenta la dappocaggine, siamo ancora esseri troppo ragionevoli per accettare l'assurdo del biologicamente perfetto e stemperarci a mo' di neogreci rassegnati alla metafisica in ginocchio sui ceci; non si sa mai ci abbagli l'illuminazione. Sarebbe forse sufficiente, si presentasse l'occasione, sporgersi oltre i gerani ad attendere l'alba che viene timidamente a lambire l'oscurità con le sue rosee labbra, per comprendere il segreto della materia, e coglierne al volo le inopportunità ereditate. (Si dice - o si diceva? - che anche il pene sia retrattile. Mi chiedo se sia vero, o se sia soltanto una sensazione tattile). La luna, per fortuna e sommi capi, è come i papi ciclicamente piena, e in cielo sta per mobile lignaggio, quando non per merito divino; qualche ardito azzarda pure che stia là per strutturale retaggio dell'universo – ma non ne rimango certo sbalordito; si concede insomma soltanto su appuntamento. (Che Iddio mi perdoni: Prevert mi dà allo stomaco se lo leggo dopo cena). Mi appello all'impoetico: sono in ritardo anche sulla ciclicità.
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