Neogreci
Per quanto indubbio che verso noi stessi
si sia commesso un tragico
errore di valutazione che rasenta la dappocaggine,
siamo ancora esseri troppo ragionevoli
per accettare l'assurdo del biologicamente
perfetto e stemperarci a mo' di neogreci
rassegnati alla metafisica in ginocchio
sui ceci; non si sa mai
ci abbagli l'illuminazione.
Sarebbe forse sufficiente, si presentasse l'occasione,
sporgersi oltre i gerani ad attendere l'alba
che viene timidamente a lambire
l'oscurità con le sue rosee labbra,
per comprendere il segreto della materia,
e coglierne al volo le inopportunità ereditate.
(Si dice - o si diceva? - che anche il pene
sia retrattile. Mi chiedo se sia vero,
o se sia soltanto una sensazione tattile).
La luna, per fortuna e sommi capi, è come i papi
ciclicamente piena, e in cielo sta per mobile lignaggio,
quando non per merito divino; qualche ardito
azzarda pure che stia là per strutturale retaggio
dell'universo – ma non ne rimango certo sbalordito;
si concede insomma soltanto su appuntamento.
(Che Iddio mi perdoni: Prevert
mi dà allo stomaco se lo leggo dopo cena).
Mi appello all'impoetico: sono in ritardo
anche sulla ciclicità.
©
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