Dalla "Prima lettera al Conte di Saint- Germain"
In via del tutto sperimentale, prima del cerimoniale,
mi sono ritagliato uno spazio nel non- tempo –
dovrò pur testare il Nulla prima di capire
con che cosa l'Ingenerato l'ha riempito.
Con ordine: egli (Egli) si è pensato
(se si sia anche colto nell'atto di pensarsi
non ci è dato sapere – ma) e pensandosi
ha generato l'idea di se stesso. Una manifestazione
potenziale, insomma, del divino impersonale,
dalla quale, se non erro, ha creato la decisione di essere.
Successivamente, certo. Si è guardato.
Ha affermato: "IO SONO".
Ah la logica: io sono l'Ingenerato. Siamo
dunque nati da una contraddizione, da un contrasto,
da un'idea di noi stessi in embrione, o
dal furore di un errore? Comunque sia,
il Generato non riusciva però a vedere se stesso
(cioè l'Ingenerato) perché nell'esatto istante
in cui si contemplava s'accorgeva che "IO non SONO più".
Riassumo (correggimi...)
l'Ingenerato generò il Generato ma ogni volta
che cercava di ammirare la creazione generata
ridiventava Ingenerato: il c'è-non c'è.
Attendo, caro Conte, gentile riscontro
e nel frattempo sii calmo e sappi:
io sono io. Per il momento, almeno.
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