La foglia e l'albero

Da un'invisibile bocciolo
prominenza
della tua dura scorza
spuntai
accartocciata
con altre migliaia
della stessa propaggine
come ventaglio
aprii i miei confini
braccia e gambe congiunte
e spina dorsale
a segnare l'epicentro
della mia espansione
Ero io
il tuo piccolo
frammento dell'ombra
esile voce del Coro
allo stormire del vento
tenue resistenza
al piegarsi del turbine
io, esiguo rifugio
dall'arsura
Quanto costò
la tua maestosa bellezza?
Una stilla di linfa
a verdeggiarmi la schiena
e un fazzoletto di scorza
a cui aggrappare
il sereno resistere...
cosa sentisti
nell'ingrata mansione
di affidarmi nel vortice
d'un vento d'autunno?
Potrà il tuo cuore smisurato
avere nostalgia
del mio amore diviso?
Perché io ti amavo,
si... io ti amavo
non quel dipendere
dalla notturna indulgenza
di profonde radici
no,
amavo il silenzio
che, ingenua,
confusi per senno
amavo il riparo
finché rivelò, l'ingiallire,
il tuo opportunismo
ed ancora l'amore
mi mantenne avvinghiata
fino all'ultimo spasmo rimasto
Lo ricordo:
girasti lo sguardo
quando mi arresi al ciclone
e neppure avvertisti
il mio ultimo grido
sfinita
mi arrotai
fra i tuoi rami contorti
e quando un soffio svelò
un orizzonte più ampio
mi girai... e ti vidi
dolente nudità
imprigionato alla terra
immobile
tu...
baluardo inflessibile
che ambivi
al mio volo
...il mio libero volo .
©
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