Paso doble

Ricomincio da me,
e dal tempo appassito
che danza,
foglia al libeccio
su chiostri serali
d’affanno.
Riprendo, da un sogno,
miraggio scordato
su sponde
d’ieri assopiti,
a pensare il destino,
per non risvegliarmi
sbadiglio.
Daccapo,
volare,
inglobando mattini celesti
nel cerchio di ciglia assolate,
il tanto
di schiudere il cuore
ed amare il silenzio,
come fosse compendio
d’un solo furore
che si fissa sugli occhi…
e fa più bastardo
il dolore.
Mi risveglio dai piedi
racchiusi
in raggiri di scarpe,
che non sanno che fare
di strade che curvano
in questo orizzonte di panni
distesi al maestrale,
a frenare d’attesa la gioia
ed odiare
il grigiore degli anni,
dal fondo sterrato
dei passi.
Risorgo, dal solco
che aratro di sguardi
ha tracciato sul cuore
e semenza di palpiti
il fertile arbitrio
ha inondato,
con mano sapiente,
di pianto,
la pioggia leggera,
…che messe copiosa
darà,
oggi o mai,
primavera…
©
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