A volte l’anno finisce su una porta chiusa

Scavare sensazioni
come fossero attese…
Sangue,
di solchi graffiati
sul dorso della città,
che spasmi di vuoto, inala,
benché piena di nebbia
e vecchie consuetudini
Celarsi dietro il disordine
è sempre un altro arrendersi,
forse per soddisfare
boschi di mani tese
verso lontani albóri,
che sembrano ingigantire
la mia ansia d’azzurro
E ci galleggio,
nudo,
in questo mare immobile
d’affanni ed illusioni,
freddo,
che basta ai denti
per non saper parlare,
o solo ricordare
i giorni del rimpianto,
in quell’istante sospeso
fra fondi di tazze infrante
e lacrime apparenti.
A volte penso di chiudermi
attorno a queste voragini
che un giorno appresso all’altro
scanalano le mie certezze.
...E non saper che dire
quando l’immensità
avrà voce di rondine
e l’atrio delle certezze
sarà vuoto di sogni…
©
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