Così vicini, così lontani
viaggiare
con la fatica visibile dei passi
sotto lo scrosciare della pioggia
o su influssi di leggi e fisica
semplicemente due sponde legate
la gente siede volgare
sui disabitati affanni storici
ora arroganti
ora scomparsi dietro un vicolo funereo
con incanto e tonalità si dividono il cielo
non più grappoli di uccelli migranti
macerano al tramonto aggrappati all'orizzonte
solo popoli a decantare su rive di terre mai emerse
poi dune di vecchie scarpe
poi cenere
ogni volto dal suo vento è scolpito
punti cardinali che si attendono al varco
e milioni son le lingue che sgorgano
da bocche umane
la fonte più pura dell'incomprensione
gerico è già caduta e io non ho colpa
se poi posso solo navigar in questi fiumi di oro nero
così da millenni, così al mio risveglio
in qualche città qualcuno cerca l'insonnia del giorno
qualcuno cerca l'eterno riposo
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