Per chi dorme d'inverno
per chi dorme d'inverno
tra le putride cicche dei giorni spenti
la brina sulle falangi delle stelle
graffia sul marmo come un disco d'altri tempi
piangono gracili vene di gennaio
il sangue è ora muschio che s'annida sotto i tacchi
mentre il flato di un'altra ora scocca
nelle pupille del traffico che argina le strade
il mattino rumoreggia come un mercante
che pendola tra il mio io e il suo ego cifrato
tra i tigli allineati l'inquetudine della ragione
mi rende l'eco dei risvegli tintinnanti
sotto il cartone stilla una lacrima di freddo
ed esplode sulle tempie degli sguardi imbarazzati
nella gola delle ciottole gorgheggiano solo i passi
una sfilata di piedi che divora l'asfalto
la barba arsa imbratta le vetrine e il vento
un riflesso d'angoscia che trafora i primi raggi
il vino si poggia sullo stomaco come un'ancora nel mare
riempendo i solchi di una fame galoppante
l'inchiostro dei giornali si scioglie come un'ombra
sulle spalle che cercano il riparo nel deserto dei solitari
la notte cala con i suoi fachiri di luna e buie pose
mentre i gomiti si adagiano su un prato di raso cemento
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