Per chi intona la poesia
incagliati tra crine di parole
mostrando il fragile grido
tra i fiamminghi clamori
di trasudate emicranie
la notte a irridere
l'acido amore spiato alle persiane
rugiada rosa
talvolta una carezza squarcia il foglio
madre con il manuale di dio
padre con i pugni stretti sotto le coperte
ancora svegli
l'inchiostro tra i denti
le labbra accigliate indugiano al sonno
sbavature di stelle sulla mano zoppicante
gli occhi fuggono come estati epilettiche
e con la mente aprire le fauci a stormi di scheletri
quando la noia del cosmo sulla gravità del pendolo
posa i suoi fermagli sulle vertebre del tempo
la sedia cede sui confini stagionali
e il mare sporge allacciato a cime nevose
sarà poi una rima il conosciuto frusciare
di fidate tenebre
donna con il suo seno ama, con il suo silenzio uccide
uomo con la sua lama protegge, con i suoi baffi appassisce
la mano affievolisce socchiudendo le dita
s'incurva il collo sui fianchi spigolosi
la saliva annega le parole
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