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Riflessioni 13 febbraio 2012 · lettura 1 min · 1250 letture

De vulgaris sententia

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paolo patrizio 36 poesie pubblicate
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Riviver farei il sommo Tosco per veder il mal del giorno nostro così da riscriver pagine di quell'Inferno, che ai peccator dispensò pene in eterno. Dell'anime dannate che al giorno d'oggi son nate, non basterebbe quel baratro infernale, per racchiuder tutti color di pene degni, in questo mondo dove nessun vale. Pensar bene dovrebbe il sommo Dante, nel trovar pene di sì genti tante. Per queste fameliche bocche che ingozzar si voglion fintanto che lor pance non sian strabocche. Una tremenda pena voglio suggerir io anche se rischierò di non veder la luce di Dio. Per color che miseria e disperazione han portato fra le povere genti, sian costretti ad ingurgitar carboni ardenti, mentre diavoli dannati spellar con sferze di rovo finché pelle non rimanga e ricresca di nuovo. Raggiunto poi l'immonda buca, ove nulla è luca, dissetar con fanghi bollenti per cercar di spegner la sete di quei carboni ardenti. Capir forse così sarà lor dato che l'ingordigia è il peggior peccato.
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