De vulgaris sententia
Riviver farei il sommo Tosco
per veder il mal del giorno nostro
così da riscriver pagine di quell'Inferno,
che ai peccator dispensò
pene in eterno.
Dell'anime dannate
che al giorno d'oggi son nate,
non basterebbe quel baratro infernale,
per racchiuder tutti color di pene degni,
in questo mondo dove nessun vale.
Pensar bene dovrebbe il sommo Dante,
nel trovar pene
di sì genti tante.
Per queste fameliche bocche
che ingozzar si voglion
fintanto che lor pance
non sian strabocche.
Una tremenda pena voglio suggerir io
anche se rischierò di non veder la luce di Dio.
Per color che miseria e disperazione
han portato fra le povere genti,
sian costretti ad ingurgitar carboni ardenti,
mentre diavoli dannati
spellar con sferze di rovo
finché pelle non rimanga
e ricresca di nuovo.
Raggiunto poi l'immonda buca,
ove nulla è luca,
dissetar con fanghi bollenti
per cercar di spegner la sete
di quei carboni ardenti.
Capir forse così sarà lor dato
che l'ingordigia è il peggior peccato.
©
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