Gioia trafugata
Gioia umiliata
da cravatte e sorrisi
di seta annodati a caffè
e fumo che insinua le forme
di costole e archi ruggenti nel torace
di edera e anche arrese a cavilli silenzi
racchiusi in un grido forgiato di petali
chini a steli di mani vischiose
gioia lacerata
costellazione di lampioni
smussa l’ombra che digrigna nel freddo
e marcia sulle gole insaziabili dei leoni
nei crocevia alienati per domatori
di fallici tanghi sui marciapiedi
o solo acrobati caduti
per pochi rubli d’equilibrio
gioia tradita
su due tasti al pianoforte
tra le righe crespe del sonno
quando il volto incrocia le sfumature
sconosciute del suo volto
e il suo sguardo si perde
per ringhianti abissi glaciali
che non sciolgono una lacrima
gioia limitata
unghie sminuzzate a scrutare le ossa
di fausti momenti sulle chiglie del tempo
tragici riverberi di cappi tesi al collo
ora la mitezza che irradia nel carnefice dolore
mi commuove come un equivoco di rasoi sulla pelle
eppure sembro esistere nelle tenebre del branco
dapprima del ricordo che divora l’età
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