Astrolicamus
Risuonano nitide meridiane
l’amore commuove e tace
a volte rido dentro una gabbia
il silenzio mi secca la gola
nei giardini d’argento tra le umane stoviglie
impilate nei raggi spenti dei giorni dimenticati
nel mio anello che non indossa l’ anulare
il quinto cranio a sinistra del lampione
si sente minacciato da teatrali impressioni
sciami di occhi pensati nell’alveare della sua cecità
o solo nude farfalle che non vogliono morire
l’assenza di chimica tra lingua e parola
rende commestibile anche la luna più acerba
i piedi nella terra sprofondano senza conforto
consumati d’acciaio e piccioni imbalsamati
il tatto nel vocabolario del pesce
è una rete di fitte maglie per non sentire dolore
per noi è una goccia di pioggia
che s’improvvisa una lacrima
ancora immobile voglio restare
a guardar le mie mani salpare
tra le valanghe di onde che mi opprimono
come piombo fuso nel midollo
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