Le ultime parole di un condannato all'addio

Ti amo,
disgraziatamente,
nella grazia dell'ascensione di un albatro;
diverse persone e differenti città,
sarà la prima volta che ti guardo,
credevo più vero il mondo,
ma vacuo e tradito,
caddi con un drappo sul petto.
Ma non strappo questa carta,
che sudai scrivendo in fretta
alla luce fioca del tuo sguardo,
voglio sperare,
sperare gridando all'immortalità dall'alto,
immortalati in una fotografia,
scultura ellenica d'asfalto;
ti sento in quest'ora così buia,
fuggir tremando e temendo il peggio,
presagio passato,
tutto è trascorso e trascorre,
le mie mani sul tuo corpo,
ed il mio amore assorto,
arma invincibile che il "furioso" impugnò,
morendo secoli fà,
mentre ora io muoio lasciandoti nuovamente
su quella porta, su quei gradini di legno marcio,
che ti sorreggano nelle notti di rimpianti,
e nei tempi saturi di vuoto,
addio,
dal mio cuore muto.
©
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