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Introspezione 10 aprile 2012 · lettura 1 min · 4817 letture

Invisibile

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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oggi sono spente le stelle e il sole riposa tacciono gli usignoli rasenta tempesta un vento freddo ma prudenza lo ferma oggi sprofondo in un sonno immenso e domani è un deserto senza meta oggi sono occhi socchiusi i miei pensieri e parole spezzate le mie lacrime trattenute oggi è un giorno d’incenso un sibilo ch’estingue il tempo un muro d’amianto oggi è il mio lutto e l’eco tardiva del dolore rimbomba fra le pareti dei miei silenzi oggi è un mattone per ricominciare a costruire fra macerie e frantumi di cuore
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (9)

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Francesco Rossi10 aprile 2012

La tristezza di questa composizione voluta dall'autore da la reale dimensione dell'inquietudine poetata con forza e garbo. non facile esprimere in versi concetti così profondi, complimenti all'autore.

Sara Acireale10 aprile 2012

Una poesia introspettiva dai toni tristi che porta alla riflessione... inquetudine dell'anima, tristezza esistenziale in questi versi a mio parere ben stilati...

EnzoL10 aprile 2012

mi piace come l'autrice nell'incipit, attraverso l'implosione d' immagini palesemente salvifiche da slancio a tutta la lettura, un incipit che sin dai primi versi, trasporta, uccidendo l'azzurro, nello stato percettivo voluto, di grigio... un fondo freddo dove si cammina piedi scalzi, anche vero che in chiusa chiude bene il cerchio con l'unica cosa possibile da fare, quando veramente si è a pezzi e s'è toccato il fondo... risalire... ricostruire testo molto apprezzato

Elle10 aprile 2012

E' davvero sofferenza ciò che si avverte dalla lettura di questi versi. Ma un dolore che ha avuto già il suo corso che è alla fase risolutiva... Accasciato e straziato cerca in ogni modo di lasciare posto ad una possibile ripresa, quasi si fosse sul punto di non sentire più il respiro e poi... uno scossone, una sferzata energica del proprio io che non s'arrende ed ecco la ripartenza, rimpastare le briciole di quel mattone e riniziare a costruire "il nuovo" con speranza... Ripiantare sul terreno... nuovo seme, poi germoglio... fiore.

Jade11 aprile 2012

Quando il dolore squassa il petto, l'unica soluzione è quella di immergersi nel sacro silenzio, dove il Testimone Interiore può osservare, estirpare, purificare e rendere Anima e Cuore sollevati e privi di macerie. Graditissima.

stelsamo12 aprile 2012

Bellissima poesia! Dal silenzioso dolore, nasce la speranza di ricostruire! Complimenti!

Giacomo Scimonelli14 aprile 2012

quando si arriva a toccare con mano il dolore e si pensa che non ci sia più speranza improvvisa la fiammella della speranza riappare... ripartire è sempre possibile. intensa lirica...

Azar Rudif24 settembre 2012

Quello che sembrava il giorno del "Giudizio", senza stelle, senza sole. Quando anche la coscienza sprofonda nel sonno e il dolore è un rumore sordo nel silenzio che ci circonda, proprio quel giorno diventa il principio di una nuova vita. Una descrizione mirabile di una decadenza resa con immagini e metafore originali, ma sentite

D
Delinquente8 giugno 2013

Bellissima poesia, che in pochi versi si fa pulizia. Scacciate le ceneri degli avversi, con sicurezza e volontà d'animo affronta il prossimo sole