Tracimanti risvegli
Tu che trascini il primo sole
strisciando dai bordi della notte
e anneghi un grido succinto
nella gola del mare perpetuo
si può morire ora
incatenati come figli di un miraggio
ai tuoi raggi ancor socchiusi
tremanti sibili del mattino
tintinnanti come ciondoli d’oro
mi assali in un ruggito
negli occhi lastricati di buio
e pian piano ti creo
dalle fessure del giorno che respiro
potrete mai capire
il silenzio ruvido della selva
sferzato dalle stridule rotaie
ancor umide dal finissimo pianto
della rugiada che abbraccia la pianura
quando in cielo esplode il volto
dei cromatismi fragili del risveglio
e io son li che ascolto il nulla
recidere perpendicolari orizzonti
una lama di fuoco che taglia in due la terra
per far tracimare ore e suoni su beata pigrizia
mentre ancora buco il vento che geme all’alba
il calore si sdraia sotto i miei piedi
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