Eunoè
Votati sgridi
al nero tendono
i tigli,
sulla fronte balzano
come sulla prua
capelli che imitano
lo schiaffo
è dunque nel giuoco
delle costole
che sbroccati dalla terra
come vasi sanguigni,
amano sapersi
simili a Dei,
scaricati in terra.
All’altro, nel folto delle
nostre spalle
curvo senz’altro come a detta
del torso,
il grembiale gli si accende
appena in terra
con l’anima in pasta
ovunque,
sia il cielo passato storto
sopra un volto lungo
di nuvole,
sono, ne convengo,
a cavallo delle mie
palpebre
e il tuo passo lasciato
a spiazzare le dalie.
“cocciniglia”suggerisce
e a me par dolce,
“agisce con somma di bocche”
(mia madre accompagna la sua, sbottonata)
“…e con un solo intento”
che sembrasi il tiglio
scontrato con un suo pari,
“snudare, l’anima sguainare
come ferro antico, stoico.”
Una lingua si scusa ora
di strada,
il tiglio nereggia in questione,
forse indisposto,
pare nel totale sfuggire
come una correzione a penna,
è più facile pensarti non
ancora nata
che col debito degl’arti,
moroso più del dettare
il dolore
convincerci che nella preghiera
sta la cura di ogni malattia
e se ti dicessi che siede
nella memoria…
lascia che i tuoi occhi
svernino da quel taglio!
È leggero di braccia il tiglio
ora che il vecchio ha raccolto
acqua e carne in un
fazzoletto leso ai piedi,
non ci si spoglia dei
vestiti
ma della pelle
“più sotto delle arterie…”
aggiungi schierando le
spalle al sole.
Raccolte cupe le
teste degli attrezzi,
spazzolati i capelli
“in serata tornerò a
raccogliere il resto…”,
la giornata si ritira
dimenticavo, la memoria…
è nella memoria del bene
madre
che siede la guarigione
“…quel che sono stata, appunto,
figliolo!”
quel che è stato
siamo
e saremo
madre
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!