Caricat!

Così ha combinato,
uomini e giochi,
donne e misteri,
in un anelito di libero sfogo dittatoriale.
Mera complicità ed aspirazioni all'inverosimile,
le ancore di una vita miserrima,
brevissima, un soffio,
forse uno sbadiglio.
L'alba di un tempo,
rassomiglia al tramonto di oggi,
abbandonata come la benzina "fai da te",
piacevole come una cortigiana di viale, non più alberato.
Ecco che cala,
la mano sul bavero,
nascondo la vergogna d'avermi conosciuto
in un luogo troppo bello per essere mio.
Ma con gli odori,
certo aggrada la parata di fiori,
non inganno nessuno,
o dentro o fuori.
Scelgo la scorciatoia
che nel sogno è pura fatica
e come il Cavalier Bettoni ad Isbuscenskij mi lancio avanti,
"Caricat!",
un lampo nel quotidiano mangiare, parlare, morire... annuire
sempre perché devo e mai perché voglio,
giungo ora maturo nel perenne malaugurato
e cancerogeno orgoglio.
©
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