Il fiume dei ricordi
Quel placido fiume or scorre lento,
per calmare l'acque,
scese turbinose come soffio di vento.
Chiare fluiscon in quella stretta gola,
il mio sguardo vien rapito,
mentre da un ceppo un airone s'invola.
Quei rami sdraiati sull'acqua,
come per riposar l'ossa,
ferman i legni che galleggian
in quella profonda fossa.
Un vecchio seduto chino su quelle sponde amare,
piange i morti di una pattuglia militare,
falciata dalla mitraglia
mentre più in là infuriava la battaglia.
Solo lui rimase ritto su quelle sponde,
gli altri furon portati via dall'onde.
Così mi raccontò quel vecchio soldato
e il mio cuore fu come annodato.
Parola non mi riuscì pronunciare,
una lacrima cadde,
nel placido fiume diretto al mare.
Tornato son su quella riva un dì d'aprile,
in lontananza uno sparo di fucile.
Un pensiero mi colse all'improvviso
e del vecchio cercai subito il viso.
Un tronco portato in braccio dalla corrente
mi fermò il cuore per un'istante,
sembrava un soldato morto colpito da altro fante.
Il ricordo si fece lontano
ma afferrar sentii la mia mano.
Ei era lì col volto vestito di bianco,
che a stento riconobbi,
ma la paura si fece manco.
Senza parola rimasi per qualche istante,
poi un abbraccio a quel vecchio fante
che ancor oggi ricorda quei morti in battaglia
che diedero la vita solo per una sciocca medaglia.
Il sacrificio della vita è il più grande per un ideale di libertà
ma il più stupido per aver conquistato nient'altro che la povertà.
©
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