Il cieco
Il giorno è proprio appena nato
quando noi c’incontriamo
presso l’antica chiesa.
Io ti lascio passare,
ti seguo con commossa descrizione
sulla strada già tutta silenziosa,
poi sbatte il suolo il tuo bastone
la mano libera il muro striscia.
Cammini lento ma proprio sicuro
tasti il suolo, schivi pericoli
infiniti nella città moderna.
Solo all’incrocio già tu ti fermi
guardi fisso attento,
e sbandieri là la tua vecchia spada
e lento attraversi.
Vorrei avvicinarmi, aiutarti
ma mi ferma la paura di ferirti,
toccarti piano confortarti vorrei
aprirti a meraviglie del creato,
commosso parlarti del cielo bello
svelare mare luna sole caldo
volo degli uccelli,
gli alberi già verdi
i fiori profumati
Mentre ti vedo tranquillo sereno
scopro in te sogni che non conosco.
Sembra proprio che misteriose forze
ti facciano la luce,
ti portino l’essenza delle cose.
Una volta soltanto
ho udito tranquilla la tua voce.
Pace e felicità tu gridasti,
rispondendo ad un dolce saluto.
Sono due gemme preziose, io penso,
che come virtù rare
brillano soltanto in santi cuori.
©
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L'autore
Mario Motton
Mario Motton, nato ad Adria, antica città romana che ha dato il nome al mare Adriatico. Vive a Verona dove ha compiuto gli studi. Lunghi anni di attività nel settore commerciale, premiato “Maestro del commercio”. Fedele amante della letteratura italiana, ha letto con passione i capolavori francesi, russi e americani. G
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