Pregno di malinconia

Pregno di tanta malinconia
ed ombre
ingravidò quel ventre
che fu carpito a forza
il suo candore
e amaro sussueguì
quel tempo
che vide progredir l'ira
e il pianto...
e non vide mai la luce il giorno
che mano ribelle
si pose lieve al grembo
perché mai sbocciò
il fiore materno
dell'amore
e perché mai si fece culla
quel sfiorito incavo
e se ogni tumulto e calcio sorprese
giammai strappò tenero sorriso
ma risultò sempre assai dolente
tale spina ficcata dolorosamente al fianco...
sfumarono i giorni della lunga attesa
e sorse infine l'alba del dolore
che non volle affogare
nell'oblio d'un obbligato torpore
per non perdere un'istante
della penosa espulsione
...quindi le venne posto al seno
un lieve fardello
e le apparve talmente alieno
che caparbia lo respinse
accompagnando il pianto
di quel frutto innocente del rancore
con smisurato urlo di livore...
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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