Divien menestrello

Magico intreccio di fate e di arcani,
soavi donzelle e gran cortigiani,
astute le trame sempre più losche,
ma è un cavaliere a sbaragliare le tresche.
Nobili i sproni in quel cuor da leone,
giustizia e pace senza servi o padrone
e se qualcuno lo sfida in una giostra
un velo di dama al braccio mostra.
Lucente armatura e cimiero al vento
cavalca sempre fedele al giuramento,
con lancia in resta è l’affondo suo fiero,
senza alcuna pietà contro il masnadiero.
Mistiche nebbie e putrescenti pantani,
tra boschi in incanto e borghi malsani,
irsuta è la testa che emerge da un lago
eruttano fiamme le froge di un drago.
Nell’armatura sta rigido il busto,
nell’aria sibila un mazzafrusto
ma se una dama leggiadra attende al castello
l’audace guerriero divien sin menestrello.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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