Lingua di terra magica

Dolce quel colle che declina al colle,
tratteggiano le cime che rimiran a valle,
dorsale che estende e alla volta verte,
disegna l’orizzonte e sino al blu converte.
Aria di casa, sapida brezza d’Appennini
divaga al settentrione dove l’Alpi son vicine,
fresca e ubertosa lingua di terra,
memore di regate e repubblicane guerre.
Al mare si sposano aulenti declivi,
arditi promontori adorni di vigne e ulivi
sonoro un po’ stonato di rondini e gabbiani,
melodia nostalgica che assale a piene mani.
Tramontana sapida che mitiga un sol cocente
spazza le nubi e ulula lugubre nella mente,
apparecchia il ciel di un astro con ancelle,
madreperla d’argento e panoplia di stelle.
Fluttua nella corrente un’immagine tremebonda,
sequenza di lampare a cavalcare l’onda,
frizza salmastra l’aria cruda che respiro,
è magico poema terra e mare che rimiro!
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Complimenti per la bella lirica... (Maria Luisa Bandiera)
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