Come una preghiera
Chissà se mi vedessi...
Tu, che m'avevi dato forma del tuo amore,
vederlo dissipato nell'errore
che mi avrebbe restituito al tuo cruore!
Ma sempre più lontano dalla fonte,
di cui non conosco che la sete,
sono quell'albero che germoglia
da infinite primavere,
d'ombre perenti nel dubbio di preghiere.
Forzato nell'esiguo di una terra,
dove il tuo sguardo sempre meno posa,
sempre meno somiglio al tuo sperare.
M'avvinghio, polvere di vita
raggrumata, alle righe perdute di un datario,
smaniando di finire imperituro
nei graffiti sbozzati sui miei rami.
E' che conosco il vuoto della morte,
il sonno smemorante che mi è in sorte...
e allora grido così tanto forte
che la mia voce s'impigli tra le fronde.
Illudendomi, ancora, ancora e ancora
che la mia assenza impoverisca il mondo.
Inseguendomi a guisa di un miraggio,
gualcito dall'angoscia di un oltraggio,
ho inteso dell'errore, perfezione,
fingendo d'esser pago d'una colpa
che è tutta nella felicità esteriore.
E nel guardarmi, Tu,
dal cuore buono,
non ti schernire del mio essere uomo.
Rimettimi là,
nella misura umile delle mie ambizioni,
nei limiti della mia disperazione e...
accogli la mia supplica implorante:
"sono soltanto un uomo!"
©
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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