In maggio
" così, misera cosa, quando aggalli, tra i teli stinti, madidi di male
e cerchi cenge tra i fenoli amari, di quel dirupo aperto sul guanciale"
Vengo al tuo giorno breve e intanto è maggio
e fuori un sasso pure vuol campare,
ma nella stanza dove il sole è nero
perfino un'ombra dispera di restare.
Ed io ti guardo e leggo la tua voce
che spinge sugli accenti misteriosi,
senza sapere cosa, non t'inganni
una preghiera nel tuo lontanare.
Ho svuotato e riempito parole,
ne ho disertato il senso e la misura,
accomodate all'enfasi del niente.
Ma quelle che contano davvero
sono parole che ho imparato a non dire.
Chè quando ti appartiene,
non sai più darle un nome.
è tutto vero l'universo parlare
/non una vita a dargli un senso/
Chissà se il giorno deve lasciare,
se forse non si posa,
sui margini stellati della sera,
come i corvi,
sciagurate verticali di cielo,
la parte che chiede a questa terra
che gonfia verso l'alto ogni germoglio.
E crescere non è nella matematica di un seme.
"...sta attento!..." e infilo il vuoto
giù per le scale sciamannate,
sulla traiettoria di un saluto
dettato dalla soglia che sfoltisce.
Raccolgo maggio in un letto di neve,
per ogni giorno
ci ho piantato un seme.
©
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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