La manna
E caddero dal cielo aeroliti travestiti da pane
e stormi di uomini corsero a mangiare.
Da strappi di muri scaltri occhi di uccelli a sogguatare
la folgore di fiamme d'anime e delle loro brame.
Il folle che non cedette alla pania dell'inganno
è lì sulla brace in cenere
che schiaccia grani di rosari d'oro
e intanto macina la spiga impetrata di stenti e di fatica.
E il cielo allora s'ammantò di nembi
di passeri pasciuti che scesero in picchiata
sui frutti che hanno il gusto antico del sudore.
Di là del limine del divino amore
da un pergamo indolente
s'udì lo scroscio grasso di risate...
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
Commenti (1)
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Giuliano Nardelli30 settembre 2013
Sei proprio brava perché l'armonia delle tue strofe rimanda a tempi ormai desueti, ma la lirica improntata è degna di lode.
