Un racconto antico
Poi s'avanza l'autunno, che ha piena la giberna.
Sinistro sbriglia il tuono che annuncia un temporale
...e vi ritrovo il passo che mi era familiare.
Piombo di contro al cielo, recessi alabastrini,
scrosci riversi al suolo di vergognose tare.
Spavaldo agghinda il bosso di perle iridescenti
e frulla il pettirosso tra rami avari e stenti.
Mira ferrigne chiome di un platano virtuoso,
tremano i legni fradici di lividi cernecchi.
Smossa la terra bruna accoglie a sè materna
quell'abbandono bolso di grinze rugginose.
Brilla opulenta e soffoca in pozze del suo sangue.
Il fiume vi si specchia tra rive confidenti
e invermigliando va, le crespe irriverenti.
Siccome il vino acerbo tracima dai fustami
insieme gorgogliando delle vetuste trame.
S'erge radiosa al cielo la nebbia vespertina
negli sguardi aggrondati, delusi di un bambino.
Tra scalcinate case raccolte al vecchio fuoco,
s'arrampica la mano di un cuore troppo estroso
che accarezzando va la carta già magata
del racconto di un giorno, di un autunno sognato...
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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