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Satira 4 novembre 2013 · lettura 3 min · 1459 letture

Cose dell'altro mondo

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Paola Piccolo 44 poesie pubblicate
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Vellica la pietraia la bruma novembrina, ridesta i sonni ameni dal bruscolo dei marmi e di sotterra leva sbadigli vaporosi: stanotte é tutto un fremito l'ossario dei ricordi! Tremola qualche lapide, svolazza un candelabro... Anubi svetta in guardia "dell'osso latitante". Qualcuno scombuiato dal torpido trapasso, stiracchia un epicedio all'ombra di un cipresso: "Questo riposo logora, bisogna ritornare..." E dalla frangia densa di lugubre mistero, tant'ossa si sprimacciano a guisa di corolle. Solo una croce ascosa resta di sasso ancora, spettrale nell'albore di un fievole lumino. "É morto per davvero, che pena poverino! Non ha lasciato affetti, né lauti patrimoni, niente o nessuno in terra che possa ricordarlo..." Ma all'improvviso insorge il tarmato vegliardo nimbato di burbanza, che scosso dall'abbiocco dovuto alla giornata passata a ripescare accenti male detti di certe preci assurde sfuggite alle sue chiese, "Oh Cristo santo!" esclama, a mani giunte al cielo, "e scusami buon Padre, non posso smadonnare! Ma dico, il teschio vuoto a tutti va di volta? Qui il Verbo sono Io. E come puoi parlare, tu che hai montato un coccige, per cavità orale?" E di rimando sbotta la tibia di sghimbescio: "Oh, mi perdoni Altissimo! É solo un'amnesia, d'altronde lo ricordo quel due in anatomia..." Destato dalle risa, l'assiolo sibillino disegna un ghirigoro nell'aria intorbidita. "Ma voi credete ancora che oltre quei cancelli, ciascuno avrà il suo posto e tutti i suoi orpelli? La vita é un lungo filo di fiati del creato che corre inarrestabile radente l'orizzonte. Per quanto adamantino potrà esser sembrato, é invece tanto fragile, spezzato da un ansito. E ognuno alle falangi, stringe la sua gugliata, che tutti, indispensabili, di luce l'han tessuto. Ma poi lesto riparte, s'aggrappa al filo d'erba, al virgulto di un grembo, all'ali di un gabbiano... e sconfina nel volo! Talora pur s'attorce in spiriti riottosi, vortica per quei botri di umana iniquità. Ma ho in mano la matassa, son Io che la dipano e dopo tanti ambagi, Io vi rivoglio qua! Se ritornate a Me, é solo perché v'amo, e più di tutti voi mi stringo a quello là. Lo gnorri che pietite, contiene ancor più forte l'idea di quell'amore che in vita si ritorce. Non logora il riposo, se in seno a queste ossa serbate ancora un mucchio di cadaveri di passioni e parole frammisti a tanta boria, e ancor rizzate i crani corruschi di memoria! E poi sappiate ancora che, ai tempi, ci ho pensato. Trovai una rima amara per la disperazione, ch'é la rassegnazione, e sta di qua e di là. Adunque, meditate! Nessuno si é perduto, pel vostro occhio esule, lo sguardo sarò Io!" Intanto che l'aurora svela le cime scure di allampanati arbusti, la brezza mattutina ricomponendo va la zolla capricciosa tra rantoli di ossa. Nell'alitare tiepido di un fosco crisantemo, si spegne anche la nenia tardiva dell'assiolo. E il nuovo giorno s'alza, come un velario vergine sul cicaleccio frivolo di un diaccio silenzio.
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Solo una raccomandazione. Esorto il gentile lettore a interpretare l'argomento in chiave ironica e leggera. Mi scuso per certe colorite descrizioni che non alludono ad alcun intendimento offensivo.É solo un tentativo di sdrammatizzare e forse esorcizzare il tema serioso.

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L'autore
Paola Piccolo

Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)

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