Naia, omicidi e Campari
In questa città
piovono romanzieri analfabeti,
psicodrammi
e discorsi di un '68
che è mia madre,
la mia Rivoluzione,
la mia costante dedizione
a tirarti fuori dal tuo giardino.
Tu,
bambina intelligente e molestatrice di lucertole,
dopo vent'anni di caverna platonica,
scagionata dall'ergastolo del corpo.
Io,
professore del perditempo tossico,
dopo ventidue anni di schemi,
libero di assassinare impunemente la noia.
C'erano i fiori,
sintomi di amare creature che avrebbero preferito la gogna,
allucinazioni postbelliche,
e droghe borghesi,
questi gli spazi in cui le feste arrancavano
dietro i ritmi vaghi di vite quasi tranquille,
nelle macchine ferme sotto casa,
sopite ed affrante dagli affanni del sesso come ai tempi dello Strehler,
quando Milano era Brera,
un oceano di naia, omicidi e Campari,
una scatola del Manzoni Piero.
©
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