Storie d'inverni
Non v'ha respiro che non sia più vero
del fiato dalle venule di fumo.
Quello che vedi, che ti sente vivo
mentre dintorno inverno sparge gelo.
Posa il velario della galaverna
sul sonno lento di un vepre infreddolito,
sul rosso balogio di un embrice sbreccato,
sul sogno diaccio di un bombice incistato...
Sicché la luce casta e avara dei mattini di gennaio,
cui la purezza priva d'ogni voluttà,
fatica ad arrivare all'occhio brancicante,
al cuore abbarbicato ai nudi racemi di un animo angosciato.
Poi s'arde un fuoco,
che cerca riparo dal vento e del vento si nutre
e col vento...
già tutto declina in poesia.
La stoppia ed il ciocco falciato,
raccontano storie già udite
da mani e da visi che alterni,
raccolsero vita alla fiamma.
La fiamma che tronfia arroventa
quei pani fragranti d'amore,
la briciola sola che alluzza
alla soglia sfiorata da piume.
Di un volo che artato destreggia
l'insidia di morte apparente,
e alfine nel frullo giulivo
sgrondato ha il suo ramo d'argento.
D'argento il suo piffero frigio,
riecheggia di spasimo e canto
ridesta alla veglia la vita
che é già nell'embrione e nel seme,
nell'urlo di gioia di un bimbo
che scivola rogge ghiacciate
e arriva fin dietro le sbarre
che opprimono glauche verzure:
poi spunta capriccio tra nevi
il primo pennacchio inodore.
Laddove l'agrume ladrone
s'adorna dei soli di festa
rubati al suo celo alabastro.
E muove il passo ove non v'ha più strade la speranza.
E sì che non dissuga l'anima un dolore,
ma solo lo dispone. Alla promessa di una pace nuova.
E allora...
Saprai un giorno che sotto la neve,
nei suoi silenzi fondi e ancestrali
c'era chi messo di buona lena...
ti fabbricava la primavera.
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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