Cieli di parquet

Eccola che arriva,
dalla stessa polvere
in cui la mia adolescenza divenne
concime e poi fiore.
Fuori dalla porta c'è il mondo,
ma il mondo è ora nel mio letto,
mentre appoggio la mia piuma
sulle carte sparse sul suo corpo,
una stanza al penultimo piano,
tra i cieli di parquet
e l'incedere del vicino,
al chiarore dell'ultima sigaretta,
scrutarla in quelle meraviglie profonde e carsiche
che abitano la serenità del suo volto...
ma ti conosco,
impressionabile scettica terra,
più ti abito e più ti voglio
colonizzare e rifarti guerra
per esplorare quel taglio
che incide e nasconde con riluttanza
le risposte alle mie altrimenti squallide
giornate.
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Commenti (1)
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Catia Dinoni20 gennaio 2014
Lirica di grande spessore, molto curata la forma e l'intensità espressiva, un trasporto emotivo traspare verso dopo verso, lasciando al lettore la magia della vastità di quei cieli di parquet. Molto apprezzata.
