Aria di casa

Mi beo di te e del sentor salmastro
che benigno doni
pregno di giada e alabastro...
mare, e sotto quel cielo ch’è degno
di cotanto bene,
ridonda dal porto al colle
il mugghiar profondo d’alcune sirene.
Lemme torna bofonchiando
il peschereccio
espandendo sentor di pesce,
quanto gaio il libeccio.
Luccica il nastro d’argento riflesso
e il litorale affolla per belveder concesso,
mentre in volo sfrontato
plana un candido gabbiano
e il fruscio dell’ali va smorzando pian piano.
Dondola col ventre fecondo
quel traghetto
e forse a quell’ormeggio sta un po’ stretto...
candide le vele danzano sull’onde
sospinte da Zefiro nel blu ancor più profondo.
Espande del vespro il rintocco al campanile
e nel tramonto tornano i gozzi all’arenile.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (2)
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Francesco Rossi30 gennaio 2014
Profumo di mare, profumo di Liguria in questa poesia
Paola Vigilante30 gennaio 2014
Sembra di osservare un dipinto di un paesaggio di mare in tutto il suo splendore. Immagini ricercate ed eleganti rendono la lettura della poesia veramente gradevole portando in un'atmosfera incantata ed incantevole.


