Cocaine serenade

Sul davanzale
il tempo ci sfiora,
nel vento il fiato
dei giorni che saranno,
quando ripudierò il tuo corpo esile
che fece della mia mente
miniera di immondo trepidare.
Sui tappeti
rotoleremo senza senno,
mentre fuori la piazza sgretolerà
i cavilli dell'indifferenza,
ma la cara Rivoluzione
lascerà il posto ad una vita borghese,
in un salotto borghese,
con un gatto borghese,
ed un'amante sfondata di attenzioni,
ed una moglie sguinzagliata nei corridoi
di un passato di finzioni.
"Cocaine serenade",
riluttante bomba- sexy,
nelle tue mutande
affondo le narici alla ricerca
dell'immortalità,
ma
il rude marciapiede è ad un solo passo
dal mio zigomo,
dal mio rovinarmi responsabilmente.
E decollo nelle notti di rimpianto,
con qualche immaginario amico- argonauta,
cronometrando la nostalgia di questa serenata,
ed ora siamo tutti oltre Ercole
ed i suoi quadricipiti ben piantati
nella sabbia bianca di due continenti
di un'unica rovinosa epopea.
Ehi dolce assassina,
ti ho acquistata al mercato dei libri,
fra le pagine stuprate dall'irruenza di mani screpolate,
colta in flagrante a rubarmi la ragione
ad affogarmi di complimenti,
e l'ego cresceva megalomane e molesto,
e Pisistrato mi diceva:
"Tranquillo piccolo uomo, finirà presto!"
Ehi tesoro,
sto arrossendo,
con quegli occhi languidi,
ti sbatterei fuori dalla porta,
ma non riesco,
allora moriremo qui,
nel mio letto,
stretti fino all'arrivederci
dell'ultimo respiro del mio petto...
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Commenti (1)
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Francesco Rossi8 febbraio 2014
Impressioni che marcano un territorio che l'autore conosce alla perfezione e aggiunge note di realismo in chiave poetica rendendo la poesia aperta alla percezione del lettore.
