Venite homines
Vincenzo Rocciolo
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Come rami tesi verso il cielo
di alberi spogli in balìa del vento
si alzano verso l’amato petto
le mani scheletrite di bimbi
imploranti cibo e affetto.
Come pioggia che scende
da un cielo grigio e cupo
sgorgano le lacrime amare
di chi chiede pane, acqua e
carezze per accettare d’esser nato.
Il rosso di un tramonto là nel mare
non è lo stesso colore del sangue
sparso per strade polverose
da bombe e intolleranze.
L’azzurro cupo del mare solcato
da scafi stracolmi di speranze e nostalgie
non è lo stesso colore del cielo stellato
che si vede dalle capanne dei villaggi.
Venite parvulos senza sorrisi
a saccheggiare a piene mani
nelle tasche gonfie e chiuse di chi
accumula denaro, oro e disprezzo.
Venite mulieres con i volti tumefatti
a strappare il velo di odio, rabbia e
prepotenza di uomini padroni
solo della loro indicibile violenza.
Venite homines schiavi di chi detiene
il capitale a bussare alla porta della
giustizia e dell’uguaglianza,
perché vorrei non vedere più da qui
a quando chiuderò per sempre gli occhi
fratelli e sorelle figli di un dio minore e indifferente.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Vincenzo Rocciolo
Mi sembra sia passato tanto tempo da quel lontano 5 aprile del 1955, tanto tempo eppure a volte mi sembrano così vicini ricordi, immagini, sensazioni. Sono nato in un caldo paesino del nostro sud, Matinella, in provincia di Salerno, vicino al mare, nei pressi di Paestum e del Cilento. Ero un bambino intelligente, rifl
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