Poca cosa
È poca cosa la mia donna, appena un respiro.
Ma ha cuore di tempesta e occhi di faro per i miei naufragi.
Ha cosce forti e fianchi poderosi
e nel suo grembo il sole e le stagioni,
il tramandarsi sicuro e possente della vita,
come la terra quando germoglia grano.
Sottana di pario, per edonismo o per religione,
sfrontata in un nudo di Araki,
è una ghirlanda d'anima attorno al suo splendore.
La mia donna succhia marshmallow
mentre guarda a un treno che non ha fermate.
In attesa da una vita, perché lei sa aspettare.
E basta una parola immaginosa e il suo valore
a illuminare conciliaboli d'eclissi,
e scrive e s'incatena in un verso.
Perché è lì che vuole essere.
Per sempre.
La mia donna incontra Dio alla finestra,
lei prega. Ha coraggio.
E si confonde con l'Ave Maria.
Ha paura,
eppure governa la cura del creato.
La mia donna non sa,
e lo ha imparato di nascosto alla proda del fiume,
modellando creta e intrecciando rivoli d'acqua
come nastri in una trina.
La mia donna profuma d'arancia e di bucato,
ha la foga del tempo che trasmuta e migliora.
Ha la grazia dell'imperfezione.
Nessuno mi ha mai dato tanto,
non di sè, ma di me stesso.
La mia donna non è mia.
Lei è.
Soltanto.
©
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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