Certe strane evoluzioni
Più che la direzione, d'ogni vento,
avrei voluto capire le intenzioni.
Mentre mi guardo vivere e mi accado
(perché sempre accade qualcosa d'imprevisto)
tutto questo io possiedo,
dal puro- finto- legno di due scuri.
Un Mig e un gabbiano radenti un campo di cripto- grano
a caccia della stessa nostalgia.
La sfida di un maggio clandestino,
steso su un campo
come una veste in punta di seni
dove ogni metafora ritrova il suo senso.
E io non ho capito.
Quanto fosse maggio nel paradigma di un fiore.
(sulle tele, i fiori di Van Gogh
stanno appassendo con un rumor di ossa).
E si disvolge un petalo alla muda,
tra i similori di raggi artificiosi
un'albereta di ferro sta crescendo,
mentre corrono furtivi, filari di legni
a rinserrarsi verso l'orizzonte.
Oltre il confine, la pace di un ligustro!
Ma l'ala che non ripiega al sacrificio
rompe il suo canto in voce:
"Se gli alberi diventano di ferro,
noi tesseremo nidi col filo spinato."
Mentre mi guardo vivere e mi accado,
dietro un belletto che non mi nasconde,
qualcosa sfugge senza più rotta di ritorno.
Solo un'armilla d'edera s'avvinghia,
nuova
a un frattale di ematite.
E pure io, non sono più lo stesso.
©
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L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
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