Nessun'orma sul mare
Nel mezzo di un facile passeggio
sbiadito dal sol del meriggio,
sto fisso
su un tratto di rena.
Mi volto
per discernere le tracce passate
alcune cancellate, altre calpestate,
ma molte vivide e pulsanti
per designar la mia esistenza.
Sotto di me, la silice è inarcata
e celata:
penso sia il mio presente,
che vivo adesso, ma non lo vedo,
non lo conosco.
A me di fronte, ridono interi granelli
pronti a mutar sede,
per concedermi l'onor
di un altro passo.
Il mio occhio, però si getta
sulla distesa più estesa
che scorre e che scivola
su e giù per la riva.
In barba ai maligni, mi scaglio,
mi dimeno con braccia e gambe.
Lì sono solo dubbi
su cosa appoggi la pianta.
Privo di segni lasciati addietro,
guardo solo avanti
in quel luogo tanto immenso,
precluso
a chi vagheggia sol per la spiaggia.
Lontana è la battima:
chi sbraita urlandoti "folle",
chi stende già l'epitaffio,
chi conserva un po' di speme
e scorge i miei due fari, ancora.
Ma l'età avanza con ogni tormento,
gli arti gridano "ammutinamento"
Relitto come una vecchia nave,
diverrò parte di quell'impervio,
schiacciato mai
dall'orma di nessuno
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