La zanzara
Seduto sull'erba di un ameno loco,
si accinge il poeta a respirare il mondo
pronto e deciso a spargere
i suoi versi, che splendano come il croco.
Quand'ecco in seducente danza
svolazza, giocondo, il dittero
che il cocente sole tardivo
ha destato dall'uovo fecondo.
Il ronzio zigzagante soverchia
il dolce scorrere dell'acqua
e l'orecchio si nega il piacere
della cicala il bel canto.
Segue con la pupilla, il poeta,
quel punto che gli adombra il cielo
e, passato l'angolo parallelo,
palma e falangi stampano
un grosso rossor sulla guancia;
si duole e traballa il timpano
e quella nefanda ancora
scia gioiosa sulla pancia.
Ma ancor carico di forza l'altro braccio
assesta veloce un colpo di ghiaccio.
Giace ora il corpo reo,
da lui ammirato come il suo trofeo.
Tornata la calma nel posto,
il vento suona una bella musica.
Vana illusione...
Un salasso causa lesto un sobbalzo,
dieci, cento, mille assassine
accerchiano il povero ragazzo.
Rincaso la fresca magione:
vada al diavolo oggi l'ispirazione...
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Commenti (1)
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Azar Rudif25 settembre 2014
oppure, portare un antizanzare a ultrasuoni... non fanno male e sono silenziosi per gli umani, ma non per le zanzare... loro ci infastidiscono con il ronzio e noi con gli ultrasuoni... occhio per occhio... ronzio per ronzio...
