Resistere
Ho spento la luce nella stanza perché non volevo vedermi,
e ho chiuso i miei pensieri nello scantinato della mente per non immaginarmi,
ho chiuso la porta alla carovana dei sussurri perché falsi al mio sentire,
e ho gettato la chiave del cuore nella palude dei sentimenti perché brutto da vedere.
Ho fatto tante cose contro di me premeditandole con cinica perfezione,
ho rifiutato a me stesso l’umana comprensione,
e dopo tutto questo cosa rimane? Un grappolo di spine da ingoiare.
Ingoia, mi dico, non ti privare di questo lancinante dolore artificiale.
Ti sto gustando mio dolore, mio, solo mio, nulla ci potrà separare,
staremo sempre insieme, nel pianeta dell’eterna nebbia,
mio dolore feriscimi dove vuoi, lacera le mie carni, affila su di me le tue armi.
Non temere, quel poco basterà a consolare chi combatte la solitudine nutrendosi del suo dolore.
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L'autore
Paolo Cipa
Sono nato in un'isola ed ho sempre amato la montagna pur continuando ad abitare a pochi passi dal mare perpetrando la piacevole contraddizione che accompagna da sempre il mio altalenante scegliere.
Commenti (1)
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M
Maria Francesca10 novembre 2014
In questi versi emerge come un'onda possente lo stato d'animo nel binomio solitudine, dolore. Essere solo con sè stesso,é un atto consapevole ma necessario all'anima, il dolore é tagliente, profondo, privo di altrui conforto. Poesia autentica e toccante.