Acque e nebbie
Azar Rudif
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Prendere un barcone, meglio se zattera
lento andare nella foschia, riflesso del pensiero
virando in quella via d’acqua che nessuno vede
acqua nell’acqua e nebbia nella nebbia,
ritrovo pensieri tra valli e gole craniche,
dispersi e nascosti oltre i ponti infranti della mente.
Cado cieco in un mulinello a scendere come scala a chiocciola
mulinello di nebbia, scale di neuroni,
note su un pentagramma che non leggo.
Un’isola in questo mare la mia anima,
anima dalle alte coste senza appigli per barcone,
barcone disperso nella nebbia,
nebbia come coperta delle acque,
acque dove annaspa spirito ed ho bucato salvagente,
salva gente, quale gente?
Non ci sono per nessuno,
nessuno può attraversare queste acque,
acque invisibili in queste nebbie.
Disperso barcone dalle vele lacere e fracassati remi
hai perso le vie d’acqua e navighi e voli
tra acque e nebbie che si fondono in un solo errare,
errante volo senza appoggi e tutto è silenzio
nella lattea foschia d’indefinita estensione, mi perdo.
Muto silenzio
Immobile silenzio del nulla.
La mente si spegne.
Immobile ascesa.
Sono la mia anima nel risveglio in un mondo alieno,
un mondo d’acqua nella nebbia
e sono vento che non spira sulla nebbia,
e sono bianca vela sull’orizzonte dell’universo
oltre l’acqua nella nebbia
oltre i ponti interrotti del pensiero,
dell’umano non umano.
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (2)
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Umberto De Vita16 febbraio 2015
Un bel gioco di parole per una poesia insolita e interessante. Piaciuta.
Duilio Martino21 febbraio 2015
Una poesia corposa... versi nei quali traspare la condizione di naviganti, precsri del mare... naufraghi che arrancano... Molto bella ed apprezzata... alcuni passi altamente poetici e giochi che aggiungono sonorità piacevole... indispensabili perché uno scritto ambisca ad essere definito poesia. Bravo. Plauso.


