Araba fenice
Cicli spezzati bruscamente,
primavere congelate
da improvvisi inverni bui,
legge vitale;
sin dagli albori.
Sotto il peso dell'incessante susseguirsi
di albe e tramonti,
l'uomo china il capo,
adeguandosi a quel freddo torpore
che lentamente lo corrode.
Sentimenti splendenti come comete,
ora scuri come meteoriti.
E il viandante devastato
si accascia sotto un pino
ormai privo di aghi.
Si lascia cullare
da quel fiume di monotonia
che un giorno lo annegherà
tra le acque sue,
senza neanche chiedergli il consenso.
Ma nelle ere un grido
di non arresa al fato,
ha sempre riecheggiato.
E dai petali di pesco caduti,
nuovi alberi sono spuntati.
Le clessidre esauriscono la sabbia,
le stelle invecchiano in supernove,
i fuochi si arrendono
lasciando braci
destinate alla cenere.
Ma è proprio dalla cenere
che un giorno rinascerà
l'Araba Fenice,
spiccando il volo
verso la vita.
©
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