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Riflessioni 16 febbraio 2015 · lettura 1 min · 1166 letture

Araba fenice

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vryheid 9 poesie pubblicate
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Cicli spezzati bruscamente, primavere congelate da improvvisi inverni bui, legge vitale; sin dagli albori. Sotto il peso dell'incessante susseguirsi di albe e tramonti, l'uomo china il capo, adeguandosi a quel freddo torpore che lentamente lo corrode. Sentimenti splendenti come comete, ora scuri come meteoriti. E il viandante devastato si accascia sotto un pino ormai privo di aghi. Si lascia cullare da quel fiume di monotonia che un giorno lo annegherà tra le acque sue, senza neanche chiedergli il consenso. Ma nelle ere un grido di non arresa al fato, ha sempre riecheggiato. E dai petali di pesco caduti, nuovi alberi sono spuntati. Le clessidre esauriscono la sabbia, le stelle invecchiano in supernove, i fuochi si arrendono lasciando braci destinate alla cenere. Ma è proprio dalla cenere che un giorno rinascerà l'Araba Fenice, spiccando il volo verso la vita.
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