Plànē tes astéres
Tra gli angeli di pietra,
seduti su di un ponte
a bere vino
e recitar la nostra parte.
Fuochi fatui girovaghi,
albe notturne
che parlano di vita
e di altri misteri mai compresi.
Perso in quegl'occhi
di un color non loro,
offuscato dall'alcool
ma lucido.
Rapito da quei sorrisi,
ne rubo più che posso.
Ci inoltriamo per perderci
in vicoli senza nome,
contemplando quel dogma
irrisolvibile che è la vita.
Gli occhi, stanchi di fissarsi,
cedono il passo all'avanzar
di labbra che da petali disgiunti
fondono in unica rosa.
Fiore non levigato e puro
ma colmo di spine,
naturale e trasandato
eppur vero e imprevedibile.
Non v'è suggellazione alcuna
di promesse da mantenere,
nessun menzogna rivolta
ad un futuro progettato.
Un istante che spicca
sulle note di un pentagramma
per poi cessare
al morire dell'ultima nota.
Come astri attratti dalla gravità
i due girano l'uno attorno all'altro,
senza appartenersi,
senza mai toccarsi.
Girano e girano,
fissandosi negl'occhi
durante quell'infinito valzer
fra moti rivoluzionari.
©
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