Apologia del mare
E tu, come faro nella tempesta, apparisti a me,
naufrago ormai arreso.
E vidi il tuo corpo,
armonica composizione
di immutate dune di sabbia
sul fondo del mare,
contemplabili solo da folli ancore
inoltratesi troppo a fondo negli abissi.
E vidi i tuoi capelli,
labile spuma marina
di consistenza quasi astratta,
eppur presente a coronar
la fine del mare.
E vidi il tuo sorriso,
pregiata collana di perle,
globi gemelli di luna,
ammirate ma mai mostrate
da pescatori in apnea
immersisi troppo a fondo
per troppe leghe
rispetto ai limiti umani
e mai riemersi.
E vidi il tuo sguardo,
raggio di sole,
che come lama
trafigge l'oceano
irradiandolo nel profondo.
E fui travolto da cotanta bellezza,
come inerme scoglio
in balia delle onde,
come vascello distrutto dalla tempesta
e trascinato a fondo come relitto.
E in te io volli annegare,
senza curarmi del domani.
©
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