8 agosto 1956
L’urlo sirena del nero carbone
da mille metri di sotto fiorisce,
esce va oltre, si sperde nel vento.
Nei Volti scavati come miniere
in vecchie foto ricordo scurite
dal tempo in cornici (sbrecciate)
si legge, in quei Volti di schiavi,
la fame lasciata in treni speranza
lì ritrovata in stalle di latta.
donati i polmoni e l’anima
al barbaro nero ora son fuori
nei soffi di vento che accusano
Forse eravamo nel ‘56
Forse era agosto
Forse il giorno era l’otto
Il regno dei morti è là,
Proprio lì sotto.
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L'autore
Martino Giusti
Ma guarda un po'...Erano le ore "ventuna" (sic!) del 20 marzo di un saaacco d'anni fa col sol che si trovava ancora in pesci in opposizione netta al governo ombra della luna in quadrato col cono. Allora urlai il mio dissenso al mondo: ma come, vedo la luce (elettrica) per la prima volta e vengo accolto con una sculacci
Commenti (1)
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Manuela Magi8 agosto 2007
Ricordo. Scritta molto bene.Accorate parole piaciute veramente tanto.