Le otto di un mattino dopo
Rimane soltanto il profumo,
quella scia dannata di voci,
la dignità silenziosa e ordinata.
Solo testimone di quel che resta,
un tavolo e due sedie intorno,
a lasciare traccia di passi d'uomo.
Un pendolo che ancora vibra,
ma con andamento più lento,
a scandire le otto di un mattino dopo.
Un libro sospeso,
tra la sabbia e il cemento.
L'inchiostro nero inciso
e ancora l'eco di un ragazzo
che di leggerlo ha smesso all''improvviso.
Solo resta lo sguardo incavato,
dentro le pezze di un ricordo
e tentare di ricucire l'orlo.
È un tarlo che divora i minuti del giorno,
con le mani impolverate e logore
e le lacrime calde di sudore
che si asciugano al sole.
E se tra quelle coperte di grigia calce
ancora un cuore batte e resiste,
io la chiamo speranza,
la chiamo vita che sfida la sorte.
©
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