Un bivio trafficato
Ti ho rivolto un saluto
ma la camera non ha fiato,
non domanda il conto
lasciato in sospeso
di una eco sull’angolo
e la porta sbattuta contro.
Allora trincero labbra,
le metto in castigo
o le custodisco sul cuore,
come una valigia pigiata
che fa la piega ad ogni fessura.
Mi illudo di vedere il cielo
ma in testa solo il tremore
di zoccoli e acrimonie.
Le mani dentro un pugno
a trattenere l’aria viziata
che più non riveste parole.
Sono un bivio trafficato
e il semaforo rosso
ne arresta l’ardire.
È questo letto di macerie,
la metà di un alba
che non cambia colore.
Sono immobile da ore,
la mascella mi duole
e la manica del pigiama
sa di caffè latte andato a male.
Sogno un girotondo di bimbi
che cullano il torpore,
una carezza dimenticata,
e veder germogliare un fiore.
La rotondità della pelle
che sfiora una danza,
la smorfia vellutata.
E ti aspetto, quando la notte
volta con garbo le spalle alla luna.
E vorrei fosse nei tuoi occhi,
quando è piena.
©
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