Occhi di carta
Un pianto asciutto
che rimbalza
ho poi sorretto
tra queste mani.
Ho occhi di carta
e tu sei lo specchio
ove affondo i versi.
Ricalca sul petto,
ti prego,
la vocale in ombra.
Soffierà ancora
quel vento di lusinga
sulla terra di novembre
che tacita la sete?
La tavola fuma
e si riveste d’alba.
Il mattino
che indaga le tende,
ha posato il sole
e il cerchio imperfetto
della luna, scompare,
temporaneamente.
Ama le ore
che ti porto in dote,
sono avide bocche
che silenziano il tempo,
cautamente.
©
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