Il valzer della morte
E quando tu vedi la morte insonne –
perire tra fiamme ed urla violente,
dolore acuto di uomini, donne:
nessuno mi vede, nessuno mi sente!
Bugie, menzogne: son nostre colonne,
ipocrita triste, uccidi la mente:
in dolci lenzuola m’avvolgon: cretonne –
nel fosso mi calano, sì, tristemente.
La morte mi prende: perché ho paura?
La mente s’annebbia, sparisce pensiero:
nessuna speranza di vita futura.
In cosa credevo? Di cosa son fiero?
Odore di vita sofferta, matura:
nell’aria un valzer si libra sincero.
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L'autore
Daniel Doz
Chi si considera un poeta, non deve rendere nota la sua identità: perché essere poeti è, in fin dei conti, un viaggio dentro il proprio ego, è un viaggio eterno, che trova conforto soltanto nella scrittura. Non esistono aerei, ma solo parole, non esistono paesi, ma soltanto idee, non esistono culture, ma soltanto senti
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